Profondità di campo (DoF)

Il 17/04/2010, su eloquentia, da eloquentia
In fotografia, la profondità di campo nitido o semplicemente profondità di campo (abbreviato in PdC o DoF dall’inglese Depth of Field) è la distanza davanti e dietro al soggetto principale che appare nitida (a fuoco). Per ogni impostazione dell’obiettivo, c’è un’unica distanza a cui gli oggetti appaiono perfettamente a fuoco; la nitidezza diminuisce gradualmente in avanti (verso il fotografo) e indietro (in direzione opposta). Il “campo nitido” è quell’intervallo di distanze davanti e dietro al soggetto in cui la sfocatura è impercettibile o comunque tollerabile; la PdC si dice essere maggiore se questo intervallo è ampio e minore se è ridotto. Per motivi legati all’angolo di incidenza dei raggi luminosi, il campo nitido è sempre più esteso dietro al soggetto a fuoco che davanti; più precisamente, la distanza perfettamente a fuoco si trova grosso modo a un terzo del campo nitido, verso il fotografo. Un punto al di fuori del campo nitido (sfocato) produce sulla pellicola un circolo di confusione, il cui diametro cresce man mano che ci si allontana dal campo nitido stesso.
Fattori che incidono sulla profondità di campo:
Ci sono molti fattori che incidono sulla profondità di campo in uno scatto. I più importanti sono la lunghezza focale, la distanza del soggetto, e l’impostazione del diaframma della fotocamera.
Lunghezza focale:
Si usa dire che obiettivi con lunghezza focale maggiore (come i teleobiettivi) hanno una PdC minore, e viceversa. In effetti, questa affermazione richiede una precisazione, in quanto il rapporto fra PdC e focale consegue più dall’uso tipico che si fa delle focali di diversa lunghezza (focali lunghe per riprendere oggetti distanti, corte per soggetti vicini) che non da proprietà fisiche delle lenti. Questo concetto può essere chiarito con un esempio. Si consideri un fotografo che usa una focale a 400 mm per riprendere un uccello a 10m di distanza. Con un’apertura di diaframma di f/2,8, la PdC risulta essere di 10 cm. Se lo stesso fotografo cambiasse obiettivo passando a un 50 mm, la PdC passerebbe a 7,62 m, “confermando” la menzionata affermazione sul rapporto fra PdC e lunghezza focale. Tuttavia, se il fotografo volesse ricomporre l’immagine in modo che l’uccello occupi lo stesso spazio di prima nel fotogramma, dovrebbe avvicinarsi al soggetto fino a una distanza di 1,25 m. A questo punto, la PdC tornerebbe a essere (quasi) esattamente come prima, ovvero 10 cm.
In realtà influisce sulla PdC la struttura dell’obiettivo e, precisamente, la collocazione del diaframma e quindi della “pupilla di uscita” rispetto al secondo “piano principale”: nei grandangolari “retrofocus” (chiamati a anche “teleobiettivi invertiti”) la pupilla di uscita è diversamente spostata, rispetto al secondo piano principale, rispetto a quanto avviene nei “teleobiettivi”; pertanto risulta che, a pari ingrandimento e pari apertura relativa, la PdC è addirittura leggermente minore con un grandangolare retrofocus che con un teleobiettivo.
Distanza dal soggetto:
A parità di tutto il resto, la messa a fuoco di un soggetto lontano risulta in una maggiore PdC rispetto a quella di un soggetto vicino. In particolare, per ogni impostazione della fotocamera esiste una distanza iperfocale, e la PdC è tanto maggiore quanto più il soggetto, allontanandosi, si avvicina a tale distanza. Quando il punto a fuoco coincide con l’iperfocale, si raggiunge la massima PdC possibile, che si estende in lontananza fino all’infinito e, verso il fotografo, fino a metà dell’iperfocale (molte fotocamere hanno una impostazione vari-program per l’iperfocale, che massimizza la PdC). Se il punto di fuoco oltrepassa l’iperfocale, la PdC diminuisce, poiché, pur continuando essa a estendersi in lontananza all’infinito, la distanza del più vicino oggetto a fuoco dalla macchina aumenta.
Apertura del diaframma:
Maggiori aperture del diaframma corrispondono a minori PdC, e viceversa. Nella maggior parte dei casi, gli obiettivi danno i migliori risultati ad aperture intermedie.
Formule:
Sia I la distanza iperfocale, S la distanza del soggetto dalla fotocamera, F la lunghezza focale, sia DL la distanza dell’estremo lontano del campo nitido, e DV la distanza dell’estremo vicino:
La profondità di campo nella composizione:
Molti fotoamatori suppongono che avere una PdC ampia sia sempre preferibile, e alcune fotocamere automatiche compatte selezionano invariabilmente le impostazioni di diaframma e tempo di esposizione che massimizzano la PdC.
La scelta della PdC in una fotografia, in realtà, costituisce una delle scelte rilevanti dal punto di vista artistico, e uno dei mezzi fondamentali con cui il fotografo può agire creativamente sull’immagine.
Per esempio, una PdC molto corta può servire quando si vuole enfatizzare il soggetto “nascondendo” in un alone di sfocato eventuali elementi di disturbo sullo sfondo; questo è uno dei motivi per cui l’uso di un teleobiettivo moderato è spesso consigliato nel ritratto, oltre alla caratteristica propria del teleobiettivo di rispettare le proporzioni.
Con obiettivi particolarmente luminosi come il 50 f/1.8, ma anche le versioni ancora più aperte come l’f/1,4 fino all’f/0,95, l’effetto dato dalla profondità di campo particolarmente ridotta (nell’ordine di pochi centimetri) comporta una particolare evidenziazione del soggetto messo a fuoco, mentre il resto dell’immagine è caratterizzato dal cosiddetto bokeh (o circolo di confusione), consistente in una sorta di flou che caratterizza tutto ciò che si trova davanti o dietro il punto di messa a fuoco.
In fotografia, la profondità di campo nitido o semplicemente profondità di campo (abbreviato in PdC o DoF dall’inglese Depth of Field) è la distanza davanti e dietro al soggetto principale che appare nitida (a fuoco). Per ogni impostazione dell’obiettivo, c’è un’unica distanza a cui gli oggetti appaiono perfettamente a fuoco; la nitidezza diminuisce gradualmente in avanti (verso il fotografo) e indietro (in direzione opposta). Il “campo nitido” è quell’intervallo di distanze davanti e dietro al soggetto in cui la sfocatura è impercettibile o comunque tollerabile; la PdC si dice essere maggiore se questo intervallo è ampio e minore se è ridotto. Per motivi legati all’angolo di incidenza dei raggi luminosi, il campo nitido è sempre più esteso dietro al soggetto a fuoco che davanti; più precisamente, la distanza perfettamente a fuoco si trova grosso modo a un terzo del campo nitido, verso il fotografo. Un punto al di fuori del campo nitido (sfocato) produce sulla pellicola un circolo di confusione, il cui diametro cresce man mano che ci si allontana dal campo nitido stesso.
Fattori che incidono sulla profondità di campo:
Ci sono molti fattori che incidono sulla profondità di campo in uno scatto. I più importanti sono la lunghezza focale, la distanza del soggetto, e l’impostazione del diaframma della fotocamera.Lunghezza focale [modifica]Si usa dire che obiettivi con lunghezza focale maggiore (come i teleobiettivi) hanno una PdC minore, e viceversa. In effetti, questa affermazione richiede una precisazione, in quanto il rapporto fra PdC e focale consegue più dall’uso tipico che si fa delle focali di diversa lunghezza (focali lunghe per riprendere oggetti distanti, corte per soggetti vicini) che non da proprietà fisiche delle lenti. Questo concetto può essere chiarito con un esempio. Si consideri un fotografo che usa una focale a 400 mm per riprendere un uccello a 10m di distanza. Con un’apertura di diaframma di f/2,8, la PdC risulta essere di 10 cm. Se lo stesso fotografo cambiasse obiettivo passando a un 50 mm, la PdC passerebbe a 7,62 m, “confermando” la menzionata affermazione sul rapporto fra PdC e lunghezza focale. Tuttavia, se il fotografo volesse ricomporre l’immagine in modo che l’uccello occupi lo stesso spazio di prima nel fotogramma, dovrebbe avvicinarsi al soggetto fino a una distanza di 1,25 m. A questo punto, la PdC tornerebbe a essere (quasi) esattamente come prima, ovvero 10 cm.In realtà influisce sulla PdC la struttura dell’obiettivo e, precisamente, la collocazione del diaframma e quindi della “pupilla di uscita” rispetto al secondo “piano principale”: nei grandangolari “retrofocus” (chiamati a anche “teleobiettivi invertiti”) la pupilla di uscita è diversamente spostata, rispetto al secondo piano principale, rispetto a quanto avviene nei “teleobiettivi”; pertanto risulta che, a pari ingrandimento e pari apertura relativa, la PdC è addirittura leggermente minore con un grandangolare retrofocus che con un teleobiettivo.Distanza dal soggetto [modifica]A parità di tutto il resto, la messa a fuoco di un soggetto lontano risulta in una maggiore PdC rispetto a quella di un soggetto vicino. In particolare, per ogni impostazione della fotocamera esiste una distanza iperfocale, e la PdC è tanto maggiore quanto più il soggetto, allontanandosi, si avvicina a tale distanza. Quando il punto a fuoco coincide con l’iperfocale, si raggiunge la massima PdC possibile, che si estende in lontananza fino all’infinito e, verso il fotografo, fino a metà dell’iperfocale (molte fotocamere hanno una impostazione vari-program per l’iperfocale, che massimizza la PdC). Se il punto di fuoco oltrepassa l’iperfocale, la PdC diminuisce, poiché, pur continuando essa a estendersi in lontananza all’infinito, la distanza del più vicino oggetto a fuoco dalla macchina aumenta.
Apertura del diaframma:
Maggiori aperture del diaframma corrispondono a minori PdC, e viceversa. Nella maggior parte dei casi, gli obiettivi danno i migliori risultati ad aperture intermedie.
Formule:
Sia I la distanza iperfocale, S la distanza del soggetto dalla fotocamera, F la lunghezza focale, sia DL la distanza dell’estremo lontano del campo nitido, e DV la distanza dell’estremo vicino:
La profondità di campo nella composizione:
Molti fotoamatori suppongono che avere una PdC ampia sia sempre preferibile, e alcune fotocamere automatiche compatte selezionano invariabilmente le impostazioni di diaframma e tempo di esposizione che massimizzano la PdC.La scelta della PdC in una fotografia, in realtà, costituisce una delle scelte rilevanti dal punto di vista artistico, e uno dei mezzi fondamentali con cui il fotografo può agire creativamente sull’immagine.Per esempio, una PdC molto corta può servire quando si vuole enfatizzare il soggetto “nascondendo” in un alone di sfocato eventuali elementi di disturbo sullo sfondo; questo è uno dei motivi per cui l’uso di un teleobiettivo moderato è spesso consigliato nel ritratto, oltre alla caratteristica propria del teleobiettivo di rispettare le proporzioni.Con obiettivi particolarmente luminosi come il 50 f/1.8, ma anche le versioni ancora più aperte come l’f/1,4 fino all’f/0,95, l’effetto dato dalla profondità di campo particolarmente ridotta (nell’ordine di pochi centimetri) comporta una particolare evidenziazione del soggetto messo a fuoco, mentre il resto dell’immagine è caratterizzato dal cosiddetto bokeh (o circolo di confusione), consistente in una sorta di flou che caratterizza tutto ciò che si trova davanti o dietro il punto di messa a fuoco.

(Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.)

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